21 Giugno 1980 – l'uccisione di Giovanni Losardo

Giovanni Losardo era consigliere comunale comunista di Cetraro e segretario giudiziario della procura tirrenica venne barbaramente trucidato il 21 giugno del 1980 mentre a bordo di un’utilitaria stava rientrando a casa dopo una riunione del consiglio comunale. L’esponente del Pci era una bandiera della lotta alla mafia. In veste di mandante del crimine venne arrestato Franco Muto, di Cetraro, inteso come il “Re del pesce”. Il presunto boss fu poi assolto da ogni accusa, in primo e secondo grado, dalla Corte di assise si Bari. La sentenza è ormai passata in giudicato.
Un ricordo di Giovanni Losardo è stata istituita un’associazione culturale Il Laboratorio sperimentale Giovanni Losardo, a Cetraro in provincia di Cosenza , che si propone di valorizzare i giovani talenti mediante l’organizzazione di eventi culturali e di corsi di formazione.

Dal Libro “I SEGRETI DEI BOSS STORIA DELLA ‘NDRANGHETA COSENTINA” DI ARCANGELO BADOLATI
Giovanni Losardo, 54 anni, fu assassinato perchè batteva strenuamente contro le cosche del Tirreno. Ne ostacolava i perversi disegni, ne denunciava pubblicamente i sopprusi. Lo hanno rivelato molti pentiti di ‘ndrangheta. Losardo, capogruppodel partito comunista a Cetraro e segretario capo della procura paolana, venne barbaramente ucciso in una calda sera di giugno. Aveva appena lasciato la seduta dell’assemblea municipale e, a bordo della sua Fiat 126, stava tornando nella sua casa di Fuscaldo. I killer l’affiancarono in sella ad una moto di grossa cilindrata, sparando all’impazzata. Il coraggioso esponente del Pci venne raggiunto dai proiettili di una pistola calibro 9 e dal piombo esploso da un fucile calibro 12, al cuore, al collo, allo zigomo e all’orecchio destro. Soccorso, morì alcune ore dopo in ospedale. “Dava fastidio- racconteranno i pentiti- Non aveva paura di nessuno e non si piegava davanti a niente…” La moto, una Honda 750, usata dal commando di sicari, venne successivamente ritrovata e sequestrata dagli investigatori. Il legittimo proprietario del mezzo, Luigi Storino, scoparve per lupara bianca il quattro febbraio del 1981. Neppure un anno dopo. L’omicidio Losardo, di chiaro stampo mafioso, sconvolse l’opinione pubblica. La vittima rappresentava una concreta barriera contro lo strapotere criminale. Losardo svolgeva il suo lavoro giudiziario con grande diligenza, discrezione e senso dello Stato. E per i clan era doppiamente pericoloso perchè esercitava allo stesso modo pure il ruolo politico. Era un uomo scomodo. Un nemico da abbattere. Colpirlo serviva a lanciare un messaggio di terrore a tutto il Paolano. Un messaggio che sarà poi rafforzato da un altro stuolo di delitti, in qualche maniera collegati fra loro. Sotto il piombo dei sicari delle cosche cadranno, infatti, per motivi diversi, Lucio Ferrami, Pompeo Brusco, Romualdo Montagna, Cataldo De lucidibus.
Ma com’era questo comunista dalla testa dura, osannato dalla gente comune e strenuamente avversato dalle cosche? La figura di Giannino Losardo venne lucidamente tracciata dal Pm di Bari, Leonardo Rinella, rappresentante della pubblica accusa nel processo, celebrato nel capoluogo pugliese nel 1986 contro presunti mandanti e esecutori del delitto. Il requirente pronunciò queste significative e illuminanti parole per far capire qual era stato pure il movente dell’omicidio: “Losardo manifestò, nelle sedi più diverse, la sua costante volontà di opporsi alle attività illecite della malavita locale e di operare contro ogni forma di malgoverno e di collusione tra il potere locale e i gruppi delinquenziali. Combattè a lungo da solo, rischiando di persona, denunciando di durante i consigli comunali il malaffare e le connivenze. Il suo coraggio fece paura. E la mafia gli tappò la bocca, organizzando un vile agguato in una calda sera d’estate”. Lo stesso pubblico ministero ricordò ai giudici d’Assise che, prima di spirare, il consigliere comunale pronunciò una frase agghiacciante. “A Cetraro tutti sanno chi è l’assassino”. Forse era vero. L’uccisione però è rimasta impunita. La mafia ha ottenuto l’effetto desiderato. La mancata affermazione della giustizia, ha finio col rafforzare l’antistato, consolidando i poteri occulti che con esso convivono. La non individuazione dei colpevoli ha rilanciato la cultura della morte, elevandola a sistema.

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