Dallo spot uno può pensare che la FIAT abbia a cuore il futuro degli italiani e che abbia un senso etico della produzione. Come realizzerà gli obiettivi riportati nello spot? Così (comunicato FIOM completo
– realizzazione di 18 turni settimanali di lavoro sulle linee di montaggio;
– 120 ore di straordinario obbligatorio;
– possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno;
– riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 minuti per ogni turno;
– possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti
– sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti
– dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento;
– facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.
e per cosa? per il bene degli operai? no ovviamente solo per riempire le tasche degli azionisti e far ancor più ricchi chi già è straricco.
Nelle parole di una mamma la conseguenza di tutto ciò nella vita degli operai di Pomigliano
«Quando mi chiederai di portarti al parco a giocare, al mare o semplicemente a fare una passeggiata o a mangiare un gelato, dovrò dirti di ‘nò, perchè il mio lavoro non me lo permetterà»: Anna Solimeno, mamma di tre bambini, e operaia dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli), si rivolge al più piccolo dei suoi tre bambini, in una lettera aperta di risposta allo spot ‘Fabbrica Italià, realizzato dall’azienda e in onda sulle reti nazionali. L’operaia contesta lo spot e le condizioni di lavoro chieste dall’azienda per la produzione della Panda nello stabilimento locale. «Caro figlio mio – scrive Anna – siccome non riesco a dormire per i mille problemi che mi affollano la mente, voglio raccontarti la verità di questo piano industriale che la Fiat sta attuando per incrementare i propri profitti economici, predicendò il futuro sul raddoppiamento della produzione e dell’esportazione di auto all’estero. Le sole cose che raddoppieranno saranno gli utili nei conti Fiat e il carico di lavoro di noi poveri operai, e per me raddoppieranno le possibilità di ammalarmi per colpa di turni massacranti e postazioni di lavoro sempre più pesanti. E sarò assente da casa per tutti i giorni della settimana e in quelle poche ore che sarò presente, sarò così stanca e stressata che non avrò nemmeno la forza di abbracciarti». «Bimbo mio – conclude Anna – quando mi chiederai chi sono, potrò solo dirti che sono una ‘schiavà della Fiat, moderna, ma pur sempre schiava di un sistema che ci massacra per i propri interessi pagandoci sempre meno e togliendoci spazio per la nostra vita sociale e familiare oltre ad averci tolto tutti i diritti. La verità non è, quindi, quella trasmessa sulle reti nazionali da Fabbrica Italià.
Io credo che non si possano lasciare gli operai di Pomigliano a combattere da soli questa battaglia. Una battaglia di civiltà, etica, di giustizia. Se passa un discorso di questo genere a Pomigliano tutti i lavoratori sono a rischio ricatto. E’ necessario che la classe lavoratrice trovi l’orgoglio, la forza di ribellarsi a questo.