E’ strano per chi mi conosce pensare che io sia alla ricerca della fede. Sembra una barzelletta o una delle mie solite pazzie.
Invece sono mesi che sono in crisi profonda esistenziale. I motivi sono tanti. Il lavoro prima di tutto. Sono una dei pochi fortunati che ancora un lavoro l’ha però è una sofferenza. Arrivano da tutte le parti messaggi subliminali che sei vecchia, sei un costo ormai l’esperienza non ha valore ma è solo un costo. Un tempo “gli anziani” erano un patrimonio ora sono solo un peso. Il mio lavoro che mi sono costruita, organizzata per il quale ho fatto straordinari anche rinunciando a momenti della mia vita privata, può essere fatto da qualsiasi altra persona, magari anche senza passaggio di consegne, magari anche da un indianino dall’altra parte del mondo. Sono sostituibile dall’oggi al domani senza problemi. E quindi se un tempo andavo al lavoro con l’idea di mettermi alla prova, di accettare nuove sfide, di mettere impegno e intelligenza ora l’unica cosa che mi spinge ad alzarmi al mattino è solo un innato senso del dovere, nessuna alternativa perché ho bisogno dell’assegno a fine mese. Stimoli intellettuali, soddisfazioni un senso al tempo che passo al lavoro pari a zero.
E l’idea di dover trascorrere 7 anni e 6 mesi ( sempre se non cambiano per l’ennesima volta le regole pensionistiche), in questa maniera sentendomi solo un peso mi fa uscire pazza.
La solitudine data dal non essere stata capace di creare una rete di amicizie, nel paese che abito da quasi 20 anni, perché il lavoro non è qui, la famiglia non è qui e qui non mi sono creata una famiglia mia è un altro fattore di crisi.
La violenza che non riesco più a vedere. Sono mesi che non guardo più un telegiornale, ascolto la radio leggo il giornale, ma non riesco a sopportare le immagini di guerre dove ci sono bambini, donne, uomini uccisi per pseudo ragioni religiose, per il petrolio o per altri beni preziosi della terra, per il piacere del potere, per questioni che non si capiscono. Non riesco a vedere le immagini di madri, padri che uccidono i loro figli perché scatta un falso senso di protezione, un senso di stanchezza un momento di solitudine e di pazzia. Non riesco più ad accettare l’estrema povertà di molti, che non sono più nell’altra parte del mondo, ma sono qui, agli angoli delle nostre strade in totale contrasto dell’opulenza di altri che girano su automobili da decine di migliaia di euro, con abiti e gioielli che sfamerebbero famiglie per mesi e mesi, che non riescono a capire che il mancato pagamento di una mensilità per un lavoratore significa, non poter pagare l’affitto, non poter fare la spesa, pagare la bolletta. Non riescono a capire cosa significa non avere lo stipendio a fine mese per molti lavoratori, perché quello che è lo stipendio di un lavoratore medio, per molti di loro è ciò che spendono in una serata al ristorante con gli amici.
Non riesco più ad accettare la corruzione, l’inadeguatezza della politica, l’assenza di senso civico, l’egoismo della società.
Non riesco ad accettare più la violenza, la rabbia, il soppruso, l’arroganza, l’indifferenza, sono sofferenze che accumulo.
In qualche modo queste sofferenze le devo condividere, le devo accettare le devo capire. Ho bisogno di trovare una fraternità, una comunità con la quale condividere tutto questo. E se le persone che mi sono amiche e che mi vogliono bene ci pensano non è nulla di nuovo è qualcosa che cerco da tempo in forme diverse che si sono rivelate sbagliate. Ho bisogno di spiritualità, sono alla ricerca di un senso religioso, sono alla ricerca della fede. Ho iniziato ad Agosto a frequentare una chiesa, ho incontrato un parroco che mi avviato verso un cammino catecumenale che non ho sentito mio e quindi ho lasciato, ma continuo a frequentare la chiesa, sto imparando a pregare e nella preghiera a volte trovo conforto ma non basta non riesco ancora a trovare un senso alla mia vita e non riesco a dare un senso alla vita in generale. E’ iniziato un nuovo anno, sarà l’anno della mia rinascita?