Il Covid non accenna a retrocedere e mentre scriviamo queste righe non sappiamo ancora come sarà la situazione nelle prossime festività natalizie. La speranza si affievolisce e cede il posto allo scetticismo, alla delusione.
È facile puntare il dito contro la cattiveria di questi tempi e dare la colpa a qualcuno se il malessere della vita aumenta, invece che diminuire. Facendo così, però, abbiamo risolto il problema? O lo abbiamo esasperato?
Non ci rendiamo conto che stiamo cercando un senso alle nostre giornate grigie e quel senso non lo possiamo inventare noi. Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere annota: «Com’è grande il pensiero che veramente nulla a noi è dovuto. Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?». Come a dire: se le nostre giornate sono tristi e stiamo male è perché non siamo fatti per la tristezza.
Va bene. Ma la gioia dov’è? Dove si trova? Chi può darcela, visto che noi non possiamo darcela da soli, se non qualche brandello ma che è come un pugno di polvere? Basta un vento leggero e spazza via tutto. E torna insistente la domanda: c’è qualcuno o qualcosa che può rendere le nostre giornate piene di senso e non dense invece di pesantezza e noia? Qualcuno dice: Dio. Ma, come l’Innominato de I Promessi Sposi, mi verrebbe da gridare: «Dio, Dio, sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza, sempre han questo Dio da mettere in campo … ». Certo che lo mettiamo in campo, ma per una ragione, caro Signor Innominato: è lui che si è messo e si mette in campo dentro le nostre lugubri giornate. Non è restato fuori. È entrato dentro, ci ha preso per mano uno ad uno e ci ha fatto uscire fuori. Sì, per lui e con lui finalmente liberi, e ci ha riaperto la porta dell’eternità. Commuove fino alle lacrime il vedere come l’arte medioevale ha ritratto questo gesto di Gesù. “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio” dirà S. Agostino.
Tutta la storia del mondo non ha mai dato un annunzio così sconcertante e stupefacente. E non ne darà mai più in eterno.
Ma non è finito: che Gesù sia entrato dentro il mio dolore che cosa cambia? Che novità porta alla mia vita? È la mia fede che deve saper rispondere a queste domande, perché essa non sia vana.