L'attimo fuggente

In questi giorni freddi e bigi, dove è meglio stare in casa per via del Covid quindi è meglio evitare assembramenti e altro e allora ho deciso di rivedere un film che avevo già visto ma che meritava di essere rivisto: L’attimo fuggente, la pellicola di Peter Weir, con Robin Williams, nel ruolo del professor Keating.

La storia del professor Keating e dei suoi ragazzi è un cult per molti, per chi è giovane e per chi lo è stato; l’uomo insegna ai suoi allievi ad avere un pensiero speciale, il proprio, un pensiero di rottura che si scontra con quello degli altri, della società ancora conservativa degli anni ’60. 

Keating è il professore che tutti vorrebbero avere, la poesia grazie ai suoi metodi anticonformisti (la prima volta che vede i suoi studenti li porta di fronte alle foto di vecchie classi e li invita a vivere la vita quando è il momento, citando il “carpe diem” oraziano, poi li invita a strappare le pagine del libro di testo perché non esistono classifiche, regole fisse per comprendere il valore di un artista), arriva al cuore dei ragazzi, si fa amare da loro e fa amare loro la poesia. E’ anche il professore che tutti vorrebbero avere perchè mostra per i suoi studenti un vero interesse per i loro pensieri, per le loro inclinazioni e che sa che da loro può ricevere molto, sta con loro e li sostiene, gli insegna ad essere liberi di esprimersi, creare, sognare, lontano da regole che sanno di vecchio e da schemi antiquati.

Quello che Keating cerca di insegnare ai suoi ragazzi è che non bisogna mai omologarsi, abbassare la testa, fare ciò che gli altri ti impongono di fare, fa di tutto per aiutare i suoi alunni a crescere come liberi pensatori, capaci di percorrere la loro strada.

Il finale non può che strappare commozione quando uno dopo l’altro i suoi alunni salgono sui banchi per dimostrargli che i suoi insegnamenti hanno attecchito nei loro cuori. Il suo messaggio di umana passione, di amore per la vita, per la giustizia e per l’amicizia è arrivato.

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