La casa degli sguardi

Il libro che voglio consigliarvi questa volta è “La casa degli sguardi” di Daniele Mencarelli. E’ un libro autobiografico: una storia difficile di tenebre e di perdizione, ma che è anche una storia di risurrezione e di guarigione e quindi un inno alla vita.

Daniele Mencarelli nasce in una famiglia di lavoratori umili dove certi valori sono sempre stati incarnati negli esempi, nell’attitudine umana. Alle superiori inizia la sua fase di autodistruzione, si perde nell’alcool cerca di vivere in quella che nel libro definisce dimenticanza. Dimenticanza di sé.

Nelle prime pagine del libro scrive: “.. Ormai agli uomini non è più permesso interrogarsi, abbracciare fino in fondo l’insensatezza su cui abbiamo costruito certezze assurde……Dovrei smettere di chiedere, cercare, dovrei solo far finta di non cogliere ovunque l’assenza di qualcosa, di qualcuno.”

Interrompe gli studi per un periodo e poi si riprende da questo primo inciampo, riprende gli studi e continua con la sua passione che è la scrittura (scrive poesie). Si iscrive all’università, si fidanza, pensa anche al matrimonio ma qui ri-inciampa riconoscendo che quello che sta percorrendo non è la sua strada, un sogno che non è il suo sogno. Lascia studi e ragazza e questa volta cade nella droga (cocaina), facendo lavori saltuari e diversi ma continuando a scrivere poesie che raccontano questa sua sofferenza, questo suo mondo.  Con la droga chiude dopo un anno, trova la forza di dire basta. Ma questo “basta” è rivolto solo alla droga e riprende a bere e rischiando più volte la vita. Poi succede che una notte sua madre lo porta su un ponte, pronta a buttarsi con lui dicendogli “Così finiamo de soffrì”. Da questo episodio nasce la volontà di cercare un lavoro che lo aiuti a chiudere con l’alcool e trova lavoro come uomo delle pulizie presso l’ospedale “Bambin Gesù”. Fa un patto con sè stesso. Niente sbronze durante la settimana per non mettere a rischio la vita dei colleghi di lavoro, ma nel week-end….Così lavorando come uomo delle pulizie presso l’ospedale, si trova davanti la sofferenza di bambini, di fronte alla quale inizia ad interrogarsi sul perché di questa sofferenza che colpisce bambini devastando famiglie e genitori.  Questo luogo di sofferenza è anche luogo di incontro, nuove amicizie che lo tengono lontano dai suoi fantasmi e dall’alcool. Ma il suo vivere è una continua altalena tra sbronze e sobrietà fino al giorno in cui assiste ad una scena incredibile dove una suora bacia un bimbo dal volto sfigurato come se non vedesse il volto ma solo il bambino e la sua umanità. Continua a rivivere quella scena cercando di capire, comprendere ciò che ha visto e giunge a scrive: Non serve comprendere. Serve accogliere l’umano con tutta la forza che ci è concessa. Arrivare alla bellezza che non conosce disfacimento, nucleo primo e inviolabile. Fronteggiare l’orrore per sfondarlo. Ecco il primato d’amore che ho visto negli occhi di quella suora.”  Da quel momento tutto cambia e Daniele sente dentro di sé un invito sempre più imperioso a non chiudere gli occhi ad accogliere tutto come un dono.

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